Folli, diversi, malati e criminali. Chi decide cosa è la “normalità”?
«Ma non ce l’avete il coraggio di andarvene via da qua dentro? Ma cosa vi credete di essere, vacca troia, pazzi? Davvero? Invece no! Voi non siete più pazzi della media dei coglioni che girano per strada, ve lo dico io». Così un superbo Jack Nicholson, nei panni del pregiudicato Randy P. McMurphy, arringava il gruppo di degenti all’interno dell’Ospedale Psichiatrico di Stato di Salem, nel capolavoro cinematografico di Milos Forman, Qualcuno volò sul nido del cuculo. Una frase che è non solo chiave di lettura del film, ma anche e soprattutto centro focale per la comprensione di una visione del mondo e della società che perdura nel tempo, e che sembra impossibile riuscire a scalfire. Non c’è riuscita neanche la legge Basaglia, nonostante abbia avuto l’evidente merito (a tre anni di distanza dall’uscita del film nelle sale cinematografiche) di riformare l’organizzazione dell’assistenza psichiatrica ospedaliera in Italia, superando (sulla carta) la logica della reclusione manicomiale.








